Michelangelo, scultore bergamasco trasferitosi a Carrara, sviluppa una ricerca che affonda
le proprie radici in una dimensione arcaica della forma, dove la materia precede e determina
ogni possibilità narrativa. Il suo lavoro si colloca in un territorio che sfugge alle definizioni di
movimento o di tendenza, preferendo un confronto diretto con la storia profonda della
scultura: quella che va dai monoliti preistorici alle forme totemiche, fino alle maschere rituali
di ambito africano.
Le sue prime elaborazioni, spesso tradotte in pittura, richiamano una tensione primigenia
che trova un’eco nei grandi complessi megalitici come Stonehenge, così come nelle sintesi
volumetriche delle sculture tribali. In questo senso, la figura umana non è mai descritta, ma
evocata come presenza ancestrale: una maschera che persiste nel tempo, capace di
catturare lo spettatore in un rapporto quasi fisico, come se l’opera stessa potesse inglobarlo.
Il confronto con la storia della scultura moderna rivela alcune affinità significative. La
tensione verso la forma primaria e l’essenzialità rimanda alla ricerca di Constantin Brâncuși,
mentre la vibrazione interna della materia e il senso di energia trattenuta trovano un
parallelo nel lavoro di Henry Moore. Allo stesso tempo, l’attenzione per la maschera e per
una figurazione arcaizzante richiama, seppur in maniera indiretta, l’immaginario di Amedeo
Modigliani, in particolare nelle sue teste scultoree.
Michelangelo lavora prevalentemente con marmo di Carrara, Rosa Portogallo e pietre affini,
ma è nel marmo che la sua ricerca raggiunge la massima intensità espressiva. Il suo
intervento non è mai violento, bensì progressivo: smussa gli angoli, assottiglia i volumi, fino
a condurre la materia a uno stato di tensione dinamica. La superficie si anima, si piega, si
torce in un movimento continuo che trasforma la scultura in un organismo fluido, capace di
espandersi nello spazio.
In questo processo, la materia sembra emanciparsi dalla sua stessa rigidità, dando origine a
un vortice formale che dialoga con l’ambiente circostante. La scultura non si limita a
occupare lo spazio, ma lo avvolge, lo ridefinisce, instaurando con esso una relazione
sensoriale e immersiva. |
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